C’è grossa crisi. Sì, ma di cosa?

Non molti anni fa il comico Corrado Guzzanti aveva reso celebre il profeta Quelo con la laconica frase (buona un po’ per tutte le stagioni in effetti) “c’è grossa crisi“!

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E sì perché sono ormai diversi anni che la storia (forse infinita) continua a rimbalzare dai media alle istituzioni, dai bar alle file al supermercato. La crisi economica non risparma niente e nessuno.

Ma siamo poi così sicuri che a farne le spese debbano essere sempre i beni e servizi “non necessari alla sopravvivenza”, come la cultura, la conoscenza e i nostri tanto amati libri? I dati parlano chiaro, gli acquisti sono diminuiti del 10% e, in molti casi (circa 6 su 10), si preferisce acquistare volumi sotto i 10€.

Colpa della nuova regolamentazione dei prezzi (che penalizza soprattutto i piccoli editori e la piccola distribuzione) non c’è che dire, ma colpa anche dei processi di produzione dei libri stessi (ancora tanta carta e poco digitale). Tutto questo associato al vero, grande problema: l’Italia non legge.

Proprio analizzando il caso italiano, poi, queste cifre non dovrebbero rappresentare un’inversione di tendenza troppo allarmante quanto piuttosto una riconferma di una più triste e conclamata non-abitudine. La categoria “lettori forti” in Italia è stata sempre – paradossalmente – la fetta più debole, in special modo rispetto ad altri paesi europei.

E ora si parte anche con “la lotta al superfluo”, causa la crisi economica, che alleggerisce sì il portafogli ma inaridisce anche il resto, quel poco di bello che rimane del viaggiare con la mente grazie ad una lettura quando fisicamente non è possibile permetterselo. E si può effettivamente definire superfluo quello che già prima si tralasciava con noncuranza? O forse quello manca è semplicemente una sana cultura della/alla lettura?

Quello dei non-lettori resta un dato socio-culturalmente rilevante per il nostro paese, visto che rappresenta la fetta più corposa… se questa pochezza andrà acuendosi negli anni dove finiranno le tante storie e i tanti personaggi che negli anni hanno fatto sognare, dato speranza, fatto emozionare i “tanti pochi” appassionati? Insomma, alla fine, di che tipo di crisi dobbiamo parlare?

E secondo voi?

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