Genere distopico: oggi più popolare di ieri?

Distopico. E’ così che scrittori visionari (dagli anni ’20 fino ai nostri giorni) immaginavano sarebbe stato il mondo del futuro, limitato nella libertà di pensiero e azione secondo un assioma ricorrente che mescola e mixa elementi che si rimandano tra loro:

  • mancanza di libertà/scelta (es. politica, affettiva, ecc)
  • problemi di tipo biologico/ambientale (es. ambientazioni post-apocalittiche)
  • governi crudeli e oppressivi (es. nel controllo ossessivo dei cittadini)
  • violenza

Dal greco [dis] cattivo [topia] luogo, la distopia – diversamente dall’utopia – rappresenta l’ambiente più indesiderabile, dove ogni elemento è portato al suo estremo massimo negativo.

Da George Orwell con 1984 a Ray Bradbury con Fahrenheit 451 (dove, lo ricordiamo, l’accanimento avveniva proprio sui libri, emissari della cultura, della storia dell’umanità e simbolo della liberà di pensiero più completa), fino alla più recente Suzanne Collins con The Hunger Games (trasposto anche con successo in una serie di film da Oscar), la realtà distopica è passata dall’immaginario letterario di un futuro ancora indefinito (seppur già accennato e delineato in alcuni momenti storici, come quelli delle due guerre mondiali, per fare un esempio) a realtà dei nostri tempi.

Anche per questo il genere ha subito un incremento di popolarità negli ultimi anni. Che questo sia il risultato dei trambusti politici in atto, della crisi finanziaria globale o dei disastri ambientali o di altre preoccupazioni tipiche dell’era moderna, i lettori sono sempre più interessati a storie di mondi terrificanti.

E la nuova stirpe di romanzi del genere ha tutte le carte in regola per diventare ancora più fidelizzante: governi malvagi e violenti, mondi restrittivi ai quali si contrappongono eroi ed eroine forti, coraggiosi e romantici.

Godetevi l’infografica di GoodReads che vi riportiamo qui sotto (cliccateci sopra per ingrandirla) e rispondete alla nostra domanda: quando ormai è stato immaginato e ipotizzato tutto, il genere distopico non finisce con l’assumere contorni quasi anacronistici?

timeline-romanzi-distopici-secondo-goodreads

ps. vi segnaliamo anche un interessante articolo sul tema uscito su Wired!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *