Incipit d’impatto: 5 consigli pratici!

Fino al momento precedente a quello in cui cominciamo a scrivere, abbiamo a nostra disposizione il mondo (…) il mondo dato in blocco, senza né un prima né un poi, il mondo come memoria individuale e come potenzialità implicita (…). Ogni volta l’inizio è quel momento di distacco dalla molteplicità dei possibili: per il narratore è l’allontanare da sé la molteplicità delle storie possibili, in modo da isolare e rendere raccontabile la singola storia che ha deciso di raccontare
(Italo Calvino)

Iniziare un libro: che si tratti di un lavoro, di un passatempo, di un esperimento, le prime righe d’apertura, l’incipit, rappresentano la soglia più dura da superare oltre che il biglietto da visita che invoglierà o non invoglierà l’eventuale lettore a proseguire nella lettura (non che il resto non sia altrettanto importante, badate). Bastano poche parole mal gestite perché il nostro libro possa venir archiviato quasi subito, così come solo poche battute possono tenere immediatamente incollato il lettore e renderlo ansioso di proseguire con appassionata voracità.

Ecco per voi di seguito alcune piccole dritte per assicurarsi di partire col piede giusto!

– AD EFFETTO: consiste nel partire con la narrazione di un evento insolito o assurdo ma ad alto impatto emozionale (che lasci presagire sviluppi interessanti e imprevedibili).

Era una gioia appiccare il fuoco.
Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse.

– Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

– TRAMITE FLASHBACK: utilizzare questa tecnica può rivelarsi vincente. Vengono chiariti subito gli antefatti e si cala il lettore in una dimensione temporale che lo stimola a capire cosa si cela dietro gli eventi di cui sta leggendo l’evoluzione (tuttavia sarebbe bene non indugiare troppo sui tempi passati e ristabilire, in tempi brevi, un ancoraggio al presente).

Gli avvenimenti risalgono al 1932, quando il penitenziario di stato si trovava ancora a Cold Mountain. E là c’era anche naturalmente la sedia elettrica. I detenuti scherzavano sulla sedia, come sempre si fa delle cose di cui si ha paura, ma da cui non ci si può sottrarre. La chiamavano Old Sparky, come dire lo Scintillante, o Big Juicy, la Scaricona. Circolavano battute sulla bolletta della luce e su come e dove Moores, il direttore del nostro carcere, avrebbe cucinato il suo pranzo del Ringraziamento, quell’autunno, con la moglie Melinda troppo malata per mettersi ai fornelli. Ma in quelli che dovevano veramente sedervisi, la voglia di scherzare si spegneva in un baleno. Nel periodo da me trascorso a Cold Mountain ho presieduto a più di settantotto esecuzioni (questo è un numero sul quale non ho mai fatto confusione; me lo ricorderò sul letto di morte) e credo che, per la maggioranza di quegli uomini, la verità di ciò che stava accadendo li colpiva finalmente come una legnata quando gli bloccavano le caviglie alla solida quercia delle gambe di Old Sparky.

– Il Miglio Verde – Stephen King


 IMMEDIATO (o in medias res): presentare i personaggi, la situazione, il contesto generale della storia, come se il lettore sia entrato a farne parte aprendo il libro, come se – dunque – la vicenda sia preesistente rispetto a chi l’ha scritta o a chi la legge in un dato momento.

 La famiglia Dashwood si era stabilita nel Sussex da molto tempo; le loro proprietà terriere erano vaste, e al centro sorgeva Norland Park, la residenza in cui per molte generazioni avevano vissuto in modo tanto rispettabile da essersi guadagnati la stima di tutti nei dintorni. L’ultimo proprietario era stato un vecchio scapolo, che aveva raggiunto un’età molto avanzata, e che per molti anni aveva avuto come compagna e direttrice della casa la propria sorella. Ma la morte di lei, avvenuta dieci anni prima della sua, aveva prodotto un gran cambiamento nella sua esistenza; perché, per sopperire alla perdita, aveva invitato e accolto in casa la famiglia del nipote, Henry Dashwood, che era l’erede legittimo della proprietà di Norland e la persona a cui lui intendeva lasciarla alla propria morte.

– Ragione e Sentimento – Jane Austen

– RIVOLGENDOSI DIRETTAMENTE AL LETTORE: l’idea diinteragire direttamente col lettore rappresenta un altro espediente ampiamente praticato. Non solo si attiva il meccanismo psicologico che porta chi legge ad “ascoltare” cosa lo scrittore o il protagonista della vicena hanno da narrargli, ma si accende l’essenziale miccia della curiosità, quella che – di certo – alimenterà la voglia e il tempo dedicati alla lettura.

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.

– Il Giovane Holden – J.D. Salinger

– CON PREPOSIZIONI: anche la lingua e la grammatica possono venire in aiuto quando si tratta di trovare le parole giuste. Le partenze che si avvalgono di preposizioni (di, alle, per, su, ecc) costringono in un certo senso il lettore ad andare avanti, per scoprire la parte principale della frase.

In un borgo della Mancia, che non voglio ricordarmi come si chiama, viveva non è gran tempo un nobiluomo di quelli che hanno e lancia nella rastrelliera e un vecchio scudo, un magro ronzino e un levriere da caccia. Un piatto di qualcosa, più vacca che castrato, brincelli di carne in insalata, il più delle sere, frittata in zoccoli e zampetti il sabato, lenticchie il venerdì, un po’ di piccioncino per soprappiù la domenica, esaurivano i tre quarti dei suoi averi.

– Don Chisciotte della Mancia – Miguel de Cervantes

Insomma, che scegliate tra una delle “tattiche” proposte o che decidiate semplicemente di seguire il vostro istinto, la domanda più semplice da porvi dopo aver iniziato la vostra storia è: se fossi il lettore, continuerei a leggere?  Se la risposta è sì, siete decisamente sulla strada giusta ;)

ps. e se siete a corto di idee potete fare un salto qui!

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