Perché vale ancora la pena di pubblicare un libro cartaceo

E’ diventato molto semplice pubblicare un libro, questo è certo. Le tecnologie digitali ti consentono di distribuire e vendere la tua opera al pari di quelle pubblicate dalle più grandi case editrici. Resta il fatto che il mercato è ormai saturo, infatti, secondo le statistiche ogni anno vengono pubblicati una media di 60mila libri, di cui solo il 35% viene effettivamente venduto. Qualunque aspirante scrittore come te si chiederebbe se vale davvero la pena stampare il proprio libro, soprattutto senza avere un grande marchio alle spalle.

Ebbene, i servizi di Print on demand, ovvero di stampa su richiesta, come Stampalibri.it, che non impone la realizzazione di grandi quantitativi di copie, hanno abbassato talmente tanto il rischio finanziario da rendere valido almeno un tentativo.

Se credi davvero nel tuo libro e quindi lo hai editato ed impaginato con la dovuta professionalità, l’investimento iniziale che ti viene richiesto per pubblicarlo è davvero minimo, puoi ordinare anche una sola copia del tuo libro, al quale sarà assegnato un codice ISBN (diventerà quindi una pubblicazione a tutti gli effetti) per poi essere distribuito nelle librerie, sia fisiche che online; le successive copie saranno stampate solo quando verranno direttamente richieste dai lettori. Non ci sono spese di deposito, né di spedizione, e le percentuali di guadagno previste sono decisamente più alte di quelle offerte dalla stampa tradizionale.

Un servizio di Print on demand riserva agli autori tra il 50% e il 70% del prezzo di copertina, su ogni copia venduta, mentre un contratto editoriale di solito impone una quota di guadagno relativa ad un minimo di copie vendute. Se non raggiungi l’obiettivo addio sogni di gloria. Per questo diventa molto importante riuscire a vendere subito, entro i primi sei mesi dall’uscita in libreria. Però, la realtà la conosciamo tutti: a meno che non abbiano grandi risorse per la promozione, non vincano un premio prestigioso o finiscano in tv, sono molto pochi gli scrittori esordienti che riescono a vendere oltre le 500 copie in meno di un anno; un meccanismo valido sia per chi pubblica con le case editrici, che per gli autopubblicati.

Gli editori tradizionali non investono su tutti gli scrittori che mettono sotto contratto, questi devono rimboccarsi le maniche nel cercare di promuoversi al pari di te che hai scelto di stampare da solo il tuo libro. Solo che tu hai un vantaggio: detieni i diritti sulla tua opera e non rischi di finire fuori catalogo, puoi sempre aggiornarla, rinnovarne la copertina, trovare nuovi e diversificati canali per ampliare le vendite.

ebook-2E’ vero, questo lavoro potrebbe essere fatto semplicemente limitandosi alla versione ebook del proprio libro. Ma è un fatto che i lettori italiani, quelli che ancora leggono, propendono molto di più per la lettura su carta.

Anche se essendo lettori forti sono in grado di integrare perfettamente le due modalità di lettura, passando da un supporto all’altro, il libro tanto desiderato preferiscono comunque tenerlo tra le mani, perché nel momento in cui si sfoglia fisicamente un libro, si esce per un po’ di tempo dal mondo del digitale, dove ogni azione (lettura compresa) diventa pubblica, e si apre un dialogo privato tra autore e lettore.

Un rapporto diretto con i lettori, che solo un libro stampato può consentirti di creare e che viene rafforzato in occasione di eventi dal vivo, presentazioni, contest e giveaway dove in gioco c’è, ad esempio, una copia firmata. Sono tanti oggi gli autori che stanno costruendo così la loro reputazione, da Luca Rossi a Francesco Grandis e Luca Panzarella, per citare i più noti al momento.

Infine, se tutti questi motivi per cui vale ancora la pena di pubblicare un libro cartaceo non ti avessero convinto, spero ti lascerai almeno ispirare dalle parole di Umberto Eco, che ne “La bustina di Minerva” scriveva:

“I libri da leggere non potranno essere sostituiti da alcun aggeggio elettronico. Son fatti per essere presi in mano, anche là dove non ci sono spine elettriche, anche dove e quando qualsiasi batteria si è scaricata, possono essere sottolineati, sopportano orecchie e segnalibri, possono essere lasciati cadere per terra (…) stanno in tasca, si sciupano, assumono una fisionomia individuale a seconda dell’intensità e regolarità delle nostre letture, ci ricordano (se ci appaiono troppo freschi e intonsi) che non li abbiamo ancor letti, si leggono tenendo la testa come vogliamo noi, senza imporci la lettura fissa e tesa dello schermo di un computer, amichevolissimo in tutto salvo che per la cervicale. Provate a leggervi tutta la Divina Commedia, anche solo un’ora al giorno, su un computer, e poi mi fate sapere.”

3 pensieri su “Perché vale ancora la pena di pubblicare un libro cartaceo

  1. Sono un Autore che ha sottoscritto un contratto di edizione con la “Altromondo Edizioni”, relativo ad un’Opera suddivisa in due parti causa la sua eccessiva lunghezza. Dopo aver stampato la prima parte, loro non solo non hanno rispettato il contratto che prevedeva la sua commercializzazione, ma sono sempre in attesa che la casa Editrice stampi la seconda (che anche se la stampassero non servirebbe a nulla perché non la proporrebbero a nessuno).
    Premetto che ho deciso io di non sottoscrivere il contratto per la seconda parte, in quanto certe clausole sono state ritenute vessatorie dall’Avvocato che ho dovuto interpellare per seguire la vicenda.
    State alla larga dall’ “Altromondo Edizioni” (collegata o figlia di Q.Bi. media, non so) cari colleghi scrittori…loro cercano soltanto i soldi per stamparvi venti testi e poi vi mollano per strada non interessandosi ad altro.

  2. Ho letto quello che scrive Eco e sono perfettamente d’accordo con lui. A parte la Divina Commedia, ma quasiasi libro che uno vuole leggere come esercizio mentale, come far scorrere il tempo, come conoscere le idee degli altri che vengono espresse nei libri, non c’è nulla di meglio che sdraiarsim tenedre il libro con le due mani e tranquillamente far scorrere gli occhi sulle parole, sui righi stampati, sulla catena dei pensieri che vengono espressi narrando una storia antica o moderna col ricordo di cose passate e vissute. A mio avviso, tutto quello che si scrive non è cosa nuova, è roba antica espressa con altre parole, con altre frasi, ma il significato è sempre quello. Come si dice : – nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto cambia forma, dimensioni e sostanza. La legna diventa cenere e si disperde ma ci sarà sempre nell’aria un suo granello, l’acqua diventa vapore va su e forme la nuvola e poi riscende acqua e così via…

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