Quando il libro cura…

Un romanzo può curare? Sembrerebbe proprio di sì. Non solo scrivendolo ma anche, udite udite, “semplicemente” leggendolo.

Della scrittura terapeutica abbiamo già parlato (quella dei diari, delle autobiografie che aiutano a mettere nero su bianco una vita intera, modi di fare, manie), ma della lettura? Il filosofo bulgaro-franceseTzvetan Todorov ci scommette e anzi assegna ai romanzi il più alto dei compiti: aiutarci a reinventare il nostro mondo interiore, spesso preda e vittima di malesseri più o meno consci.

Soprattutto per chi soffre di disturbi di natura psicologica (come la depressione) la lettura rappresenterebbe un metodo più che buono (quasi taumaturgico) per scandagliare e parlare apertamente della propria vita emotiva, superando le difficoltà che spesso accompagnano la definzione del problema, ma anzi predisponendosi interiormente a immaginare scenari diversi entrando in contatto con realtà e personaggi inusuali.

Anche per questo motivo, soprattutto in terra anglosassone, sono diffusissimi i gruppi di lettura che incoraggiano malati ma anche anziani affetti da demenza senile, a leggere, a mettere  in moto la memoria e la fantasia immaginifica.

Ok, la letteratura può anche essere tutt’altro che salvifica (basti pensare ai moltissimi scrittori – di loro abbiamo parlato qui – che si sono tolti la vita o che pur geniali, hanno, piuttosto, sofferto la loro attività) però il valore simbolico che incarna è assolutamente imprescindibile e davvero, dice Todorov, “ci permette di di capire e affrontare il mondo“.

Voi che ne pensate? Avete vissuto sulla vostra pelle esperienze difficili dalle quali siete usciti con l’aiuto di una buona storia?

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