Quando il poco già basta: l’haiku

世の中や
蝶の暮らしも
忙しき

yo no naka ya
chō no kurashi mo 
isogashiki

In questo mondo
anche la vita della farfalla
è frenetica

(Kobayashi Issa)

L’haiku è il famoso genere di componimento poetico giapponese, nato nel XVII secolo e reso in tutto da tre versi per diciassette sillabe, essenziale ed evocativo, a tratti quasi zen nel suo tentativo di voler ridurre il linguaggio alla sua più autentica e pura essenza: la nudità.

Il genere – che conobbe un fondamentale sviluppo nel periodo Edosotto l’egida di autori come Matsuo Bashō (ritenuto in assoluto il massimo esponente, se non l’unico vero capostipite) e Kobayashi Issa– è lo stile prediletto alla base dell’essenza più profonda della cultura nipponica.
Nessuna manifestazione del reale risulta indegna di essere trattata dai Maestri: l’haiku, seppure nella sua semplicità, permette di toccare temi alti, come l’amore e la morte, unitamente a temi più soft, come il rapporto con la natura o la descrizione della fauna che la abita.

Nei due stili che lo caratterizzano (nel primo il verso iniziale introduce un argomento ampliato e concluso negli ultimi due versi, nel secondo l’haiku finisce col trattare – in modo spesso velato, sottile – due argomenti diversi tra loro in antitesi o in armonia) l’haiku mira sempre ad incarnare uno degli accenti più peculiari che caratterizzano la cultura orientale, in particolare quella del Sol Levante: la perfezione data dall’essenzialità e il veicolare un senso di profondità coglibile solo attraverso un’acuta sensibilità senza sprecare nemmeno una parolama, semplicemente, usando quelle che servono e bastano.
Proprio nei componimenti di Bashō  è la natura a rappresentare iltema chiave. Ogni elemento viene chiamato ad esprimersi sotto gli occhi del Maestro, il cui compito è proprio quello di cogliere la divinità che dietro questo spettacolo si cela e disvela. L’acqua, le rocce, i fiori, il sole, gli insetti, tutto è Kami o divinità.

Persino oggi, in Giappone,  più di dieci milioni di persone si dilettano ancora a scrivere haiku e tutte le maggiori riviste e quotidiani giapponesi hanno una rubrica a loro dedicata. Segno che la tradizione non lascia il passo alla modernità ma, anzi, si interseca con essa.

Voi avete mai provato a scriverne uno? Volete farci leggere qualcosa? ;)

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