Biblioteche di carta o biblioteche digitali?

Si parla sempre più spesso – e con un’insistenza a volte esagerata, ma pur sempre specchio necessario degli evidenti e profondi mutamenti in atto – del ruolo del libro quale strumento di cultura, aggregazione e inclusione. Si parla di come questo strumento si stia modificando, tra detrattori, che non vedono di buon occhio la “deriva digitale”, e progressiti tecnologici, che vedono nel cambiamento e nell’evoluzione in corso, allo stesso tempo, un sintomo e una cura di qualcosa che andrà modificandosi che lo si voglia o meno.

Del ruolo del libro e dei pro e contro circa una sua prossima (e permanente) evoluzione elettronica abbiamo già parlato e non ci sentiamo di aggiungere nulla al dibattito, per il momento. Ma delle librerie, biblioteche e del modo in cui questa evoluzione (o involuzione, per alcuni) finirà col modificarle, cosa si può dire?

Non molto tempo fa la notizia di una biblioteca interamente digitale ha fatto il giro del mondo. E l’idea di una biblioteca senza libri suona di certo strana. Che senso ha ritrovarsi in un luogo dove i tomi non sono di “carne”, dove il principale obiettivo atto alla conservazione viene totalmente meno e tutto è digitale e, per questo, facilmente trasportabile, manipolabile e consultabile altrove? Terry Deary, autore britannico di libri per bambini, ha shockato molti sostenendo (e non è il solo, in ogni caso) che le biblioteche abbiano fatto il loro tempo. In effetti, se si guarda alla proliferazione degli e-book che stanno ridefinendo i confini dell’intero comparto editoriale, un’affermazione simile non sembra neanche troppo discutibile. Senza contare che Deary aggiunge un elemento di riflessione ulteriore:  “I bibliotecari sono persone amorevoli e le biblioteche sono posti deliziosi, ma stanno danneggiando l’industria del libro perché tolgono mercato alle librerie.

Dato economico a parte, che dire della funzione sociale delle biblioteche pubbliche quando tutto diventa immateriale e lo spazio fisico, prima veicolo di partecipazione e intermediazione di saperi, non rappresenta più un elemento imprescindibile? Sarebbe auspicabile immaginare e prevedere forme di compenetrazione piuttosto che di annullamento (il libro al pari dell’invenzione della ruota non potrà mai sparire del tutto, piuttosto dovrà trovare forme di adattamento al contesto che, intorno ad esso, cambia) e utilizzare questo spazio come fosse un social network de facto; si potrebbe vedere la consuetafigura del librario/bibliotecario in una maniera altrettanto inedita, una sorta di motore di ricerca? Quasi un’inversione di tendenza che dalla rete ritorna al fisico, in grado di aggiungere valore e qualità all’offerta per il lettore.

Secondo voi è possibile?

ps. vi rimandiamo a questo interessante articolo che parla proprio delle biblioteche nell’era dei social network :)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *