Il Ranch

La bella storia di oggi, l’ultima per questo 2013, arriva da Luciano (grazie!). Vi ricordiamo che la pubblicazione dei prossimi racconti riprenderà dopo il 6 gennaio.

Intanto vi auguriamo buona letturabuone feste e vi invitiamo – come sempre – a partecipare al nostro progetto :)

Il Ranch

Nel 1836, in un paesino ai confini con la Francia, nella piccola cittadina di Dudelange,  si erano trasferite due sorelle Teresa e Alessia. Le due avevano trovato da lavorare presso la famiglia Rockembach, nella loro lussuosa  abitazione, e visto che avevano bisogno di manodopera decisero di dar loro anche ospitalità.

I  Rockembach avevano origini Lussemburghesi, era una famiglia bene in vista e amata da tutti per la disponibilità e la cordialità; una volta al mese affittavano la dependance per dei ricevimenti.

Per la prima volta decisero di prenderne parte anche Teresa e sua sorella.

Gli invitati erano circa cinquanta, le due sorelle non erano per niente attratte da quella musica quindi se ne stavano in disparte a sorseggiare del tè parlando tra loro.

Ad un  certo punto della serata si avvicinarono al tavolo due ragazzi con un accento francese e con una scusa tanto per rompere il ghiaccio chiesero che ora fossero e avuta la risposta si presentarono.

<<Il mio nome è Jan ed il suo Claude>>.

Erano partiti da Parigi la mattina, si erano fermati a dimorare nel paesino per poi ripartire il mattino seguente per la capitale Lussemburgo,  erano venuti a conoscenza del ricevimento dopo aver letto un volantino affisso.

Jan e Claude  erano due cugini. Avevano lavorato per tanti anni presso una fattoria e dopo diverso tempo decisero di mettersi in proprio. Riuscirono a metter via un po’ di soldi da investire nella vicina Lussemburgo.

In città vi era una fiera di animali a prezzi ridotti, economicamente il Lussemburgo non se la passava meglio della Francia per cui  i prezzi erano più abbordabili.

Quando finirono di parlare era da poco passata la mezzanotte quindi era arrivato il tempo dei saluti, così i due cugini si incamminarono verso la locanda.

Teresa prese l’iniziativa di accompagnarli. Alessia era timida ma si fece coraggio e li accompagnò.

Arrivati alla porta della locanda Jan diede un bacio sulla guancia di Teresa,  facendola arrossire,  chiedendole di seguirla fino a Parigi: << Partiremo questa sera stessa>>.

Teresa non gli aveva dato nessuna risposta ma sulla via del ritorno si confidò con sua sorella Alessia che, avendo studiato storia dell’arte, era molto attratta dal trasferirsi, lì a pochi passi poteva visitare il museo del Louvre da poco costruito.

Chiesero dei consigli alla famiglia Rockembach e la loro fu una risposta positiva.

Così il mattino seguente presero due valigie e si recarono alla locanda.

Jan e Claude avevano acquistato un calesse, due cavalli ed alcuni animali domestici, fecero salire le due sorelle e si diressero verso Parigi.

La distanza tra le due città era di circa trecento km e dopo alcune ore di cammino decisero di fare una sosta per rifocillarsi e per far riposare i cavalli.

Ristoratisi presso una locanda si misero di nuovo in viaggio verso la capitale riuscendo a raggiungerla nel primo pomeriggio.

I quattro andarono a disfare le valige in camera, si diedero una rinfrescata e Jan con l’occasione presentò Jenevieve, sua sorella, afflitta da una malattia incurabile alle gambe, forse perché ancora non conoscevano la  causa e da dove derivasse.

Le ragazze, una volta messe a loro agio e visitata l’umile dimora, iniziarono a preparare da mangiare; era ancora presto per la cena ma una bella zuppa avrebbe di sicuro colmato il vuoto.

Così una volta sparecchiato e visto che il sole era ancora alto fecero un giro di perlustrazione in modo da potersi ambientare nella nuova città.

Dopo alcuni giorni di trattative Jan e suo cugino si diedero appuntamento con il signor Santinì  per chiudere l’affare, tra domanda e offerta non erano molto lontani così acquistarono il terreno ad un prezzo decisamente più basso dal prezzo di partenza; entrambi avrebbero fatto un affare.

Non era grande ma un duemila metri con una piccola costruzione era pur sempre un affare.

Nel frattempo Teresa e Alessia erano andate a fare delle compere in città e con l’occasione fecero visita al palazzo del Louvre.

Teresa rimase sbalordita, lo aveva letto nei libri di scuola ma visto dal vivo era davvero meraviglioso.

Nel frattempo, approfittando delle belle giornate, i due cugini si misero all’opera per sistemare la staccionata, riparare il tetto della casetta e fare qualche altro lavoro di manutenzione.

Alessia aveva acquistato degli acquerelli e del materiale per fare un quadro da poter affiggere nella loro abitazione e vista la bella giornata portò in giardino anche la piccola Jenevieve; l’aria salubre del posto le avrebbe fatto bene alla salute.

Ultimati i lavori Jan e suo cugino decisero di invitare i loro parenti per un rinfresco in modo da fargli visitare il nuovo appezzamento di terra appena acquistato.

Così il sabato seguente la loro casa era piena di ospiti.

Una zia di Jan posò gli occhi sul quadro dipinto da Alessia, le fece i complementi dicendole: << fa una qualsiasi cifra per quel tuo quadro che lo voglio acquistare>>. Alessia le rispose che non era in vendita, lo aveva fatto solo per abbellire la casa, il suo lavoro era un altro.

Da lì a poco si era aperto un dibattito su quell’opera, a molti era piaciuta, ma nessuno aveva avuto la sfacciataggine di dirle se glielo avrebbero venduto.

Claude, udite quelle parole, le consigliò di farne altri; lei avrebbe dipinto e magari sarebbe stato lui stesso ad andare a Parigi per venderli.

All’inizio Alessia era dubbiosa, forse perché timida, pensava che i suoi capolavori non avrebbero avuto successo ma, incoraggiata anche da Jenevieve e dopo tanti ripensamenti, decise di mettersi all’opera.

Trascorsi due mesi circa  la vendita dei quadri andava benissimo, così Alessia, un po’ a sorpresa, decise di chiamare di nuovo il medico per far visitare Jenevieve, pagandole la visita di tasca propria; voleva farle un regalo per l’aiuto ricevuto nella pittura.

La piccola accettò e, dopo due giorni, si fece visitare ma terminato il controllo la risposta fu negativa.

La cosa rattristò Jenevieve ma non demoralizzò affatto Alessia che si fece carico di lei e la volle accompagnare in un ospedale più organizzato per farle fare delle visite più specifiche.

Jenevieve era molto contraria, orami il medico aveva dato parere negativo, ed una visita specialistica in un ospedale sarebbe costata molti soldi e suo fratello non poteva permetterselo visto che aveva investito tutti i suoi risparmi in quel fazzoletto di terra.

Ma fu Alessia a ricordarle quando era stata lei stessa ad incoraggiarla per la realizzazione dei quadri. Dopo aver ripetuto le visite, tornarono a casa in attesa delle risposte.

Una settimana dopo Alessia chiese a Jan se poteva costruire un monolocale dove avrebbe potuto dipingere e mettere in mostra le sue opere.

Claude e Jan iniziarono a portare le pratiche in comune, portandosi dietro anche i disegni fatti la sera prima da Jenevieve. Nel giro di pochi mesi arrivò il permesso per costruire.

Ormai erano passati tanti giorni dalla visita specialistica di Jenevieve, tanto che le era addirittura passata di mente, ma una mattina il medico andò di persona a trovare la ragazza per darle la bella notizia. Jenevieve non doveva fare altro che esercitarsi nel camminare, la vera medicina era stata bere tutti i giorni latte fresco di mucca, la malattia incurabile non era nient’altro che la mancanza di calcio.

Alessia e Jenevieve allora si fecero una promessa: lei avrebbe fatto da damigella nel suo matrimonio anche se tutto dipendeva dalla sua guarigione.

<<Quindi da domani in poi inizierai ad esercitarti>>.

La prima cosa che doveva fare Jenevieve sarebbe stata quella di mantenersi in piedi senza l’ausilio degli altri, iniziando a muovere prima una gamba e poi l’altra e, dopo alcuni giorni di prove, poteva già iniziare a fare dei piccoli passi.

Alessia vide che l’impegno stava dando i suoi frutti, decise quindi, di recarsi assieme a sua sorella nel negozio dove vendevano stoffe e ordinarono alcuni tessuti che le sarebbero stati utili per cucire il suo abito da sposa.

I lavori giunsero a termine, il nuovo locale era finito.

Alessia mandò un telegramma a tutti i suoi parenti non dimenticandosi però della famiglia Rockembach invitandola a partecipare all’inaugurazione del suo negozio di quadri approfittando dell’occasione avrebbe imbandito la tavola per un buffet.

Così durante la primavera, finiti i preparativi, i primi ad arrivare furono i genitori di Jan e di Jenevieve. Nel telegramma non dissero nulla sulla guarigione di sua sorella, così quando la piccola Jenevieve si alzò per andare incontro ai suoi genitori, i due scoppiarono in lacrime dalla felicità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *